>Burning in Revolution<

When you look back you gotta a long way to go there

The great gig in the sky

Pubblicato da senzamedda su Settembre 16, 2008

E’ un po’ di tempo che non scrivo. Sono un po’ distratto ed un po’ svogliato. Poi davvero a volte perdo focus e nn so di che parlare, cioe’ parlerei di tutto e niente allo stesso tempo col rischio di diventare ripetitivo.

Beh oggi ho un motivo di scrivere.

E’ morto Richard Wright.

Per chi non lo sapesse era il tastierista dei Pink Floyd.

In queste occasioni e’ facilissimo diventare o sembrare ipocriti. Ci disperiamo per la morte di una persona con cui non abbiamo neanche mai parlato, sentiamo quel senso di smarrimento al pensiero che non ci sara’ piu’.

Ora. Sembra ipocrita ma in parte non lo e’.

Quando uno cresce con una passione tutti i suoi interpreti diventano molto familiari, si ha la sensazione di conoscerli personalmente e si prova un vero e proprio affetto per questi uomini, che con le loro parole, la loro musica, i loro quadri o qualsiasi altra cosa sono riusciti, in minima o gran parte, ad aiutarci a trovare la nostra direzione nella vita.

Io non ho mai parlato con Richard. Ma lui si, mi ha parlato a lungo. Quei lunghi pomeriggi a casa con un libro fantasy a guidare la mia fantasia e la musica dei Pink Floyd ad amplificarne le sensazioni, quelle notti davanti al cimitero a lasciarmi trascinare fuori da me stesso con Echoes nella mia testa o le prime note ad accompagnare la genialita’ di Syd Barrett. I suoi sorrisi timidi sui palchi di tutto il mondo dentro quei vinili illegali che pagavo una fortuna.. solo per poter sentire qualche sfumatura diversa.

Richard mi parlava dai libri sul suo gruppo da cui riuscivo a nutrirmi di aneddoti. Da cui modificavo il mio stile di vita. Libri letti a decine da un adolescente che per anni ha ascoltato solo loro risultandone profondamente cambiato.

E’ incredibile quanto una band, parlo di quelle vere, possa influire sulla vita, i pensieri e le abitudini di un adolescente.. ed e’ incredibile come, ora, dopo parecchi anni, ancora non riesco a rinnegare nessuna di quelle idee, nessuna delle ore passate a studiarli. Sarebbe come rinnegare la propria mamma in un certo senso. Orribile.

Richard non era la mente dei Pink Floyd, e’ addirittura stato cacciato dal gruppo per un periodo, ma lui era il suono che ti entra nella testa mentre ti concentri su un altro strumento.

Lui era la costante che ti avrebbe fatto dire: “questi sono i Pink Floyd” anche quando dal silenzio iniziava timidamente ad acquisire volume un lieve suono di organo…

E proprio oggi sono fiero di aver sempre detto che i Pink Floyd non erano Syd Barrett, Roger Waters o David Gilmour.. ma l’insieme di tutti includendo Nick Mason e Richard… floydiano alternativo io

Richard e’ morto ed io, senza sapere bene perche’, sono triste.
Con lui e’ morto il sogno di rivere i Pink Floyd uniti su un palco per un ultima volta.. la vita e’ cosi’ le cose piu’ belle le puoi solo immaginare.. ma poi non succedono.

“And I am not frightened of dying, any time will do, I don’t mind. Why should I be frightened of dying? There’s no reason for it, you’ve gotta go sometime.” Richard William Wright (1943 – 2008)


Shine on

3 Risposte a “The great gig in the sky”

  1. antoniusbloch detto

    che dire ti capisco, io ho pianto per un solo artista che ha significato tanto per me , de andre. Mi ha cresciuto , mi ha fatto riflettere aveva in mente quella rivoluzione di pensiero e con me ci e riuscito mi ha cambiato. Sono passati dieci anni ma per me in fondo e ancora vivo, i suoi album sono ancora li a raccontarmi i suoi punti di vista.
    e questa la bellezza dell arte, l immanenza del messaggio che continua a colpire indipentemente dagli anni che passano o dalle persone che muoiono.Ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo e la fortuna di non conoscerlo, come lui stesso diceva “mai conoscere i propri miti se ne rimmarrebe sicuramente delusi”; ma alla fine quello che rimane e la sua musica e quella non te la levera nessuno.

  2. riccardo detto

    Sono d’accordo con la tesi di fondo del post, benchè non abbia amato i Pink Floyd in maniera particolare.
    Ognuno di noi è cresciuto con dei “miti” che l’hanno aiutato a crescere ed anche se forse all’età che ho ora sono più riflessivo e razionale, continuo a pensare che senza l’ascolto di determinati artisti (che seguito ad ascoltare come Springsteen, Dylan, Tom Waits, gli Stones, il Lennon post-Beatles)sarei diverso e forse, addirittura peggiore.
    E poi, non sopporto l’ironia che si fa sui giovani e sulla loro musica; quell’ironia fa il paio con la solita geremiade sui giovani “che non hanno voglia di lavorare.” Sono cose che non sopporto!
    Ciao

  3. senzamedda detto

    X Antonius: “mai conoscere i propri miti se ne rimmarrebe sicuramente delusi” perche’ noi li conosciamo per quello che ci affascina di loro, perche’ non immaginiamo, o idealizziamo, la loro quotidianita’.
    Ed e’ meglio cosi’. In questo modo anche i ricordi rimangono perfetti come la loro opera.

    X Riccardo: Innanzitutto grazie della visita :-)
    Sono d’accordissimo sull’importanza dei miti che hanno accompagnato gli anni piu’ importanti nella formazione del nostro modo di essere.
    E penso che questo concetto, per quanto bello, sia abbastanza pericoloso perche’ se le generazioni che vengono hanno a disposizione miti peggiori (e non mi riferisco all’abilita’ tecnica) c’e’ il pericolo che l’intera societa’ di domani sia un po’ piu’ vuota…

    Ps: Ho dato un’occhiata al tuo blog, molto interessante, cerchero’ di passarci spesso :-)

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